La nostra baita è aperta dal 2005 e negli anni abbiamo potuto assistere ad un via vai di personaggi, montanari, alpinisti, appassionati.
Tanti modi per definirli, ma nessuno per inquadrarli.
E perché poi dovremmo inserirli in una parola, quando i loro passi cercati li hanno portati lontani dai rumori, accompagnati solo dal loro silenzio.

Il luogo dove sorgono Le Marmotte è stato da sempre un punto strategico, anche nell’antichità. I romani costruirono un passaggio sul Monte Cornio (così si chiamava un tempo il Colle di Tenda) per raggiungere il mare ed approvvigionarsi di una materia preziosissima per la conservazione del cibo: il sale.
Nel Medioevo queste montagne nascondevano i briganti, che evitavano le strade principali per evitare il pagamento dei dazi della contea di Tenda. A fine Ottocento schiere di militari costruirono le fortificazioni del Colle, per difendere i confini del Regno del Re Vittorio Emanuele II.
Che si trattasse di pastori, banditi, eserciti o contadini, queste montagne hanno sempre accolto tutti, ieri e oggi.
Ci troviamo dove ‘parte’, o ‘arriva’ (dipende dai punti di vista), l’arco alpino. Il nome stesso di questo pezzo di montagne evoca un punto focale: Marittime, vicino al mare. Ed è così che chi percorre la GTA, la Grande Traversata delle Alpi, 1000 km e oltre 65000 metri di dislivello, non può che toccare Chalet le marmotte. Dal 2005 abbiamo stretto la mano a tanti viandanti, chi con gli sci, chi con un asino o a cavallo, chi con una hand bike, runner, e chi più ne ha, più ne metta. Qualche volta siamo riusciti a fare due chiacchiere, quando il traffico dell’antico Monte Cornio lo permette. Momenti che ci riempiono il cuore, racconti di lunghi viaggi portati dai moderni trovatori che camminano e uniscono i puntini in una costellazione di cime e rifugi, ed è una grande soddisfazione sapere di far parte di questo grande cielo stellato.

Il 15 settembre era una giornata uggiosa, che in cima al Colle diventa automaticamente di tempesta grazie ai venti che sferzano da tutti e quattro i punti cardinali. Le cime imbiancate, l’autunno che si annuncia. Dalla nebbia compaiono motociclisti, ciclisti, tutti bagnati fradici. In giornate come queste i ritmi delle Marmotte rallentano, non c’è più la ressa, e c’è il giusto tempo per dispensare consigli su sentieri e strade, tazze fumanti di tè o cioccolata calda e coperte. Il cattivo tempo ci rende più umani, più vicini agli amanti della montagna che provano il tutto per tutto anche in giornate no. Come questo viandante che appare dalla nebbia, lo noto perché ha lo zaino più grande di un semplice escursionista. Quel giorno ero in cucina e vedo arrivare una comanda con un coperto e un antipasto, due primi e un secondo. Chiamo la mia collega: ‘Greta, hai sbagliato il numero di coperti, saranno bene in due a mangiare tutta sta roba!’ E lei: ‘Eh no, è uno e mangia tutto da solo’. Mi affaccio alla sala e vedo lo zaino gigante e il volto bruciato dal sole, comincio a intuire qualcosa.
Dopo il servizio pranzo passo in sala, e il signore in questione mi chiede le indicazioni per raggiungere il Rifugio Don Barbera. Glielo spiego ma sono titubante sulle condizioni lungo il tragitto e gli consiglio di farsi dare uno strappo dai tanti 4x4 che percorrono la Via del Sale. Ci salutiamo, ma dopo un paio di orette lo vedo riapparire alla porta. Dei tedeschi gli hanno offerto il passaggio, ma non si sono capiti, anziché portarlo al rifugio, lo hanno riportato da me. La nebbia talvolta può essere così fitta da non capire neanche dove sei girato. Ridiamo entrambi dell’episodio, una risata condivisa è l’occasione per le presentazioni. Piacere, sono Pierluigi. Piacere Rebecca. Il mio nuovo amico ha bisogno di un albergo per la notte, gliene consiglio qualcuno e finalmente alla terza telefonata trova posto. L’albergo è parecchio più a valle, ma gli posso dare uno strappo in macchina, a breve chiudo e scendo anch’io. Nel tragitto gli confesso che è davvero molto fortunato perché di solito salgo in bici, è il primo giorno che salgo in macchina per il maltempo. Parliamo di molte cose, in primis del perché la decisione di fare la GTA: ‘è il mio regalo della pensione, anziché fare la GTA classica, sono partito il 2 giugno e ho aggiunto tutti gli Stati toccati dall’arco alpino, includendo Croazia, Austria, Slovenia. Dopo essere stato rinchiuso in banca per decenni era l’unica cosa che volevo regalarmi’. Gli racconto che anch’io avevo un lavoro di ufficio in città, sentendomi anch’io come in prigione, ho optato per l’opzione B, tornare in montagna per aiutare i miei nella baita di famiglia. Ci accomuna l’amore per la montagna e disquisiamo sul futuro e gli sviluppi delle politiche territoriali. Siamo già arrivati in albergo, è ora di salutarci ma gli lascio il mio numero per il passaggio a risalire l’indomani. Pierluigi mi scrive il giorno dopo: ‘Ciao Rebecca, ho deciso di fermarmi una notte in più a Limone’. Tra tutti i paesini che ha toccato, tra le centinaia di borghi abbarbicati sui declivi alpini, Pierluigi ha scelto proprio la nostra Perla Alpina per riposarsi, e questa scelta un po' mi rende orgogliosa della mia Limone. Il terzo giorno risale alle Marmotte, ma questa volta il passaggio glielo dà mio padre perché io ovviamente sono in bici. Raggiunta la baita, ci salutiamo come amici di vecchia data. Dopo una foto sotto lo sguardo attento della nostra aquila, è tempo di tornare ognuno ai propri doveri. Per me, cambio assetto da ciclista a pasticcera, Pierluigi abbandona il comfort di una calorosa baita di montagna per avviarsi lungo l’ultimo tratto del suo lungo viaggio. Manca poco, una volta raggiunta la Liguria l’avventura sarà conclusa.

Pierluigi dopo una decina di giorni termina la traversata e torna alla sua vita normale, ma non per questo dimentica chi ha incrociato il suo cammino. Mi manda consigli di libri, foto di altre vette raggiunte, commenta alcuni miei post sugli sviluppi della montagna, scopre meglio cos’è Dislivello ed il significato che ha un e-commerce lanciato da 1800 metri. Anch’io lo seguo e noto con ammirazione che cominciano a susseguirsi interviste sui giornali e radiofoniche ‘il pensionato cha ha percorso a piedi le Alpi’ ‘Duemila km a piedi sulle Alpi, mi sono fatto un regalo per la pensione’. Insomma, in qualche modo l’ho colpito, e lui ha sicuramente colpito me.
Dopo un mesetto circa arriva un messaggio dal mio nuovo amico: ‘Rebecca, avevo promesso alla mia compagna che l’avrei portata in qualcuno dei posti che ho attraversato, e Venerdì veniamo alle Marmotte!’. Pierluigi abita a Bologna e mi lusinga che di nuovo, tra tutti i posti che ha visitato e persone conosciute, scelga proprio noi! Purtroppo però quel giorno sono dall’altra parte delle Alpi per impegni istituzionali, per rappresentare la mia Limone all’annuale assemblea dei soci Alpine Pearls. Mi dispiace molto non rivedere Pierluigi che però ci tiene ad invitarmi nella sua Bologna. Non sono mai stata Bologna ma chissà, magari un giorno mi sveglio bene e ci vado in bici!
Il destino ci mette lo zampino e pochissimi giorni dopo l’invito di Pierluigi, il mio compagno mi dice che deve andare a fare un colloquio a…..Bologna! Mentre lo dice gli chiedo se è serio, non mi è mai capitato di avere l’occasione di visitare la città dei portici e ora ho anche un amico lì!

L’occasione è ghiotta e non me la faccio sfuggire: ‘Pierluigi, lunedì sarei a Bologna!’ e lui ‘benissimo, ti faccio da guida!’. Ed è effettivamente com’è andata. Io e Pierluigi ci incontriamo sotto i portici di Bologna e da lì comincia la nostra visita della città. Tra chiese, monumenti, torri, sale, gradinate, aule, Pierluigi mi illumina anche con ricette della tradizione, ragù, brodo, tagliatelle, formaggi, affettati….Il mio amico viandante non è solo un amante di montagna, ama molto anche la sua città e sembra essere un provetto cuoco! Tra i tanti emblemi della città, ce n’è uno che ci tiene particolarmente a mostrarmi: ‘pensa che quando lavoravo nel carcere qui dietro (sempre riferito alla banca), venivo anche più volte alla settimana a visitare questo complesso scultoreo’. Entriamo nella chiesa di Santa Maria della Vita e Pierluigi compra i nostri biglietti per visitare un’opera d’arte celata all’interno di essa. Si tratta del Compianto sul Cristo Morto di Niccolò dell’Arca, in terracotta. Capisco perché a Pierluigi piaccia così tanto quest’opera: è spiazzante. L’espressività dei volti è commovente ed inusuale. Il colore caldo della terracotta ti coinvolge nella scena, non è freddo come il marmo che pare volerti tenere lontano. Non avevo mai visto un’opera scultorea in terracotta e ne rimango davvero ammaliata, che fortuna avere un Cicerone del luogo per mostrarmi delle chicche che mi sarei altrimenti persa!

Dopo tanto peregrinare e parlare di piatti e sculture, arriva un certo languorino e non credo ci sia cosa migliore per un turista se non lasciarsi trasportare dai consigli di un abitante, di un locale. Pierluigi sceglie per il nostro pranzo un ristorantino sotto gli immancabili portici, una buona bottiglia, Sangiovese, mi consiglia i piatti da non perdere: tortellini in brodo, bistecca alla bolognese, zuppa inglese, e su questa gli svelo che sono anche mezza inglese! Pierluigi è lesto come una volpe, mentre sono ancora appollaiata sul mio trespolo a pancia piena, fa finta di andare in bagno ma va pure a pagare il conto! ‘Pierluigi, non dovevi, volevo pagare io, mi stai pure facendo da guida, te lo dovevo!’ ‘Non ci pensare nemmeno, questa è la mia città’. Non c’è molto tempo per discutere, si vola verso la parte antica della città, Pierluigi ci tiene a farmi vedere le due torri simbolo della città: la torre Garisenda e quella degli Asinelli. Mi spiega che quest’ultima, la sfruttava come allenamento per la montagna: in pausa pranzo mangiava un panino al volo e poi veniva a fare su e giù su e giù, a ripetizione, arrivando a percorrere anche 600 metri di dislivello in gradini. Pierluigi era impiegato bancario con in testa il pallino per la montagna, che però si sa bene, non regala niente. Ma se vuoi, puoi. E il mio amico viandante ne è la dimostrazione, ha attraversato tutte le Alpi per regalarmi una lezione.
Per noi che abitiamo quassù tutto l’anno, la montagna è bella ma ogni tanto una scappatella in città, per gustare qualcosa di nuovo è indispensabile, per non perdere il contatto con la cultura e accerchiarsi di tanta bellezza. La montagna crea occasione, una sorta di collante per conoscere persone e ritrovarle a valle.
Mi piace pensare che la montagna sia come un porto di mare, gente che va, e gente che viene. Ognuno lascia qualcosa, un proprio pensiero, un ricordo, un racconto. E che stia a noi, montanari, coglierne il bello e l'autentico e coltivarlo.
Arriva in breve tempo il momento di lasciarci, ma ormai ci siamo trovati il nostro non è un addio ma un arrivederci.
Grazie Pierluigi e a presto!
