Me la gioco così

Me la gioco così

Esco con il mio secondo articolo del blog e decido di dedicarlo alla crostata di zucca, la più incompresa, la più: "ah no, io zucca, no grazie".

Forse esagero con tutta sta storia della crostata di zucca. Tutta? Tutta quale?

 

Cominciamo dall'inizio. Un paio di anni fa decido di sperimentare un nuovo dolce. Quando entro in modalità creativa divento un treno, entro in laboratorio e butto la chiave. Dalla cucina i miei colleghi mi parlano, mi chiedono cose, il mio subconscio gli risponde ma in realtà non sta registrando, rispondo per inerzia ma non li sto ascoltando.

Voglio fare una crostata con la zucca, ho già visto 3500 ricette ma come sempre finisco a farla a modo mio, prendendo un po' di qua, un po' di là. La base è rustica, una delle mie frolle burrose, immancabile la farina di polenta. Per questa ricetta opto per una frolla gluten free, al posto della farina uso il grano saraceno, che dona un gusto antico.

La farcia: una crema di zucca, che riprende la pumpkin pie, le mie origini inglesi me le porto sempre con me. La zucca va cotta, ma come? Al vapore! Poi qualche uovo, panna (quella 38% di grassi buona buona buona), zucchero e spezie. Come la cuocio? proviamo 160 gradi, o la va o la spacca!

Sforna, l'assaggio: spacca.

Da questo momento in poi divento la mamma chioccia di questa mia nuova creazione. Negli ultimi tempi ho aggiunto una glassa al miele a freddo, con decorazione di noci pecan, perché anche l'occhio vuole la sua parte.

Non lo avrei mai immaginato, ma la crostata di zucca fin dall'inizio è stata come un bambino da proteggere dai miei clienti.

Bistrattata: "di zucca? Ma è dolce o salata?".

Scartata:"no, io la zucca no proprio".

Il pubblico italiano la disdegna, quello straniero quando vede pumpkin, la prende al volo.

Ma io sono mamma chioccia, o meglio nonna papera, devo convincere anche gli italiani. E ogni occasione è buona: passo al bancone e come il cliente comincia a storcere il naso, gliela consiglio, fidati, assaggiala. Si fidano, e al primo boccone mi diverto a vedere la reazione: spalancano gli occhi, tuffano la forchetta in un secondo affondo, si immergono nel gusto morbido della crema alla zucca, accompagnato dalla croccantezza della frolla. Ta daaaaa, vi avevo detto di fidarvi!

Ho ben in mente un epidosio di un paio di anni fa che riguarda la crostata di zucca. Quel giorno ero in sala, solitamente sono in cucina ma quando sei nel tuo business, se manca qualcuno metti la pezza dove c'è bisogno. Entra una coppia, vogliono mangiare. Noto un particolare nella Signora: le sue labbra non sorridono, sembrano naturalmente arcuate all'ingiú. Prima ancora di sedersi è stizzita per l'ambiente famigliare, il tavolo insieme ad altre persone non lo vuole: "prego, si accomodi nel tavolo che preferisce!". Si siedono nel tavolo da loro prescelto, la signora al marito: "qui le cameriere sono troppo giovani". So già che sarà un tavolo complicato. Ordinano. Acqua fuori frigo. Polenta ai porri. È matematico, se un cliente è già scontento, succederà qualcosa che non farà altro che peggiorare la situazione. I porri sono finiti nel frattempo. L'acqua è troppo fredda: "gliel'avevo chiesta fuori frigo signorina". Al marito: "è assurdo essere serviti così".

In qualche modo trova e ordina qualcosa che le potrebbe piacere. Finiscono la polenta: "gradite un dolce?" E la signora: "Le porzioni sono troppo abbondanti". Non controbatto, è inutile farlo, quando una persona è in quello stato d'animo non c'è nulla che possa fare per sollevarla da un triste torpore. Faccio per andarmene ripromettendomi di tornare a chiedere il caffè quando io stessa avrò un po' sbollito.  Ma la signora mi blocca: "ho visto la crostata di zucca, me la dia". Sono stupita che l'abbia notata, di solito i clienti si fanno raccontare i dolci, ma lei ha le idee chiare. Va bene, gliela porto.

Vado in laboratorio a finire di decorare un'altra torta, la mia collega di sala mi chiama e mi dice che un tavolo mi vuole. Quale tavolo? Lei. Ahia. Avrà trovato qualcosa che non va nella mia crostata di zucca.

Salgo, mi affaccio in sala e non riconosco la signora. Sta sorridendo e parla con entusiasmo al marito. Le è cambiato il volto. Mi avvicino: "ma è stata lei a fare questa crostata?" Il suo tono di voce è diverso, è più alto, ha un tono, non è più piatto e basso. "Si...ho fatto un esperimento" e lei: "è buonissima! Ma come l'ha fatta? Ma come le è venuta l'idea!". Da lì in poi siamo rimaste a chiacchierare come due amiche per un quarto d'ora della ricetta, del fatto che sia una torta incompresa, di torte Dislivello ecc...

Non ho esagerato nel descrivere questo episodio, vi posso giurare che è esattamente quel che è successo!

Per me è stata una grandissima soddisfazione, allietare una persona con un mio dolce è uno stimolo alla passione che mi spinge a migliorare, a cercare sapori semplici ma genuini.

La crostata di zucca è tutta me, mi rappresenta, la sento mia. Sarà per il sapore antico ma british, sarà perché il colore è arancione e rallegra (è il mio colore preferito!...e ci ho addirittura pitturato una parete di casa di questo colore....) e.....ci sono tante ragioni, ma finché non la provate non la potete capire!

Quindi in mano quella forchetta se siete già in baita alle Marmotte...o quel mouse se siete a casa vostra, e ordinatela perché dura poco, la produrró solo finché le giuste zucche delle giusta consistenza mi accompagneranno! 

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🍰A bientôt🍁

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